Il trattamento del Neuroma di Morton
Dipende dal momento di insorgenza, dall ‘intensita’ e dalla frequenza dei sintomi.
In fase iniziale il primo approccio e’ sicuramente conservativo.
L’uso di cerotti medicati ,fisioterapia, ghiaccio, e antinfiammatori possono , all’inizio dello stimolo irritativo, quando la sintomatologia e’ provocata dall’ infiammazione dei tessuti circostanti che comprimono il nervo piu’ che dalla sua modificazione strutturale, risolvere la sintomatologia.
In tale fase l’infiltrazione locale di anestetici e cortisonici e’ sicuramente l’arma conservativa piu’ efficace.
Quando la sintomatologia resiste alla terapia medica e fisica, e il disturbo e’ costantemente presente durante la giornata, e’ indicata la rimozione chirurgica del nervo.
Questa si esegue in anestesia locale , e prevede una convalescenza di circa 15 giorni.

Esistono tre procedure chirurgiche:
• Accesso per via plantare
• Accesso per via dorsale
• Decompressione artroscopica
La procedura endoscopica consiste nella semplice decompressione del nervo eseguita sezionando il legamento traverso intermetatarsale, lasciando intatto il nervo, eseguita attraverso l’introduzione di cannule apposite, sotto guida endoscopica.
L’accesso chirurgico dorsale prevede invece la rimozione del nervo attraverso un’incisione dorsale, divaricando lo spazio metatarsale dopo aver sezionato il legamento che tiene uniti i metatarsi tra loro.
L’acceso plantare consiste in una piccola incisione arciforme alla radice delle dita fuori dalla zona di appoggio delle teste metatarsali, secondo la scuola spagnola di Viladot, attraverso la quale si asporta la borsa metatarsale e il neuroma, resecandolo dopo la sua biforcazine digitale e il piu prossimamente possibile, in modo da non lasciare il moncone residuo a livello della cicatrice.
Tale procedimento e’ quello che personalmente preferiamo, ritenendolo il meno invasivo.
La via d’accesso dorsale prevede infatti la sezione del legamento traverso dell’avampiede, struttura legamentosa fondamentale per la stabilita’ dell’avampiede necessaria per rimuovere il nervo aggredendolo da sopra, e lascia inoltre una piccola cicatrice visibile sul dorso del piede.
La procedura endoscopica , prevede invece l’introduzione di una voluminosa cannula che trapassa il piede da parte a parte, attraverso lo spazio intermetatarsale, potendo danneggiare le strutture capsulo-legamentose delle articolazioni interessate.
Pur riconoscendo la validita’ di tutte le procedure preferiamo pertanto la via plantare, in quanto permette la rimozione del neuroma lasciando assolutamente indenni le struttre capsulolegamentose.
L’asportazione del nervo non lascia assolutamente zone di insensibilita’ delle dita, per la fitta rete di innervazione sensitiva delle dita, che vicaria con i nervi vicini la funzione del nervo asportato.
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